Rubrica semiseria di psicologia

Psycosì... perché sono curiosa!

Un pò per natura, un pò per deformazione professionale osservo tutto: comportamenti, persone, fatti. Cerco risposte, provo a darle quando posso e se non riesco, chiedo a chi ne sa più di me. Non sempre servono e non sempre esistono ma una buona analisi psicologica può rivelare l'inaspettato!

Ringrazio il Dr. Domenico De Berardis per il prezioso contributo, con la sua esperienza e professionalità ha risposto alla mia curiosità e alla vostra!

Per questo... Psycosí!

Bianca Sortino

Bianca Sortino

Dr. Domenico De Berardis

Dr. Domenico De Berardis


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L’Arroganza della Perfezione: Un Piedistallo fatto di Paranoie
Diciamocelo senza filtri, la ricerca della perfezione non è un pregio da inserire nel curriculum, è un delirio di onnipotenza. È l’arroganza di chi crede di poter sconfiggere il caos, di essere l’unico pezzo di puzzle "giusto" in un mondo di scarabocchi.
Ma la verità è che questa superiorità è un castello di carte tenuto in piedi dalla paranoia più becera.
Ecco il manuale della tua follia quotidiana:
- Il Controllo Ossessivo: Non è "attenzione al dettaglio", è la paura malata che se molli la presa per un secondo, tutto crollerà. Ti senti il perno del mondo, ma sei solo lo schiavo di un elenco di cose da fare.
- La Paranoia del Giudizio: Vivi nel terrore che gli altri abbiano i raggi X. Sei convinto che la gente non veda te, ma solo quella piccola, insignificante sbavatura che hai cercato di coprire...Ah,ti spoilero una cosa: agli altri non importa nulla, ma la tua arroganza ti fa credere di essere sempre al centro dei loro pensieri.
- Il Confronto Tossico: Guardi gli altri non per imparare, ma per spiarne le crepe. Ti serve il fallimento altrui per giustificare la tua fatica disumana. Se l'altro sbaglia, tu respiri. Se l'altro brilla, tu entri in panico da prestazione.
- L’arroganza del perfezionista è questa: sentirsi un dio mentre si vive da prigioniero. Ti sei costruito un piedistallo altissimo, ma è così stretto che non puoi nemmeno girarti senza aver paura di cadere.
Quanta vita stai barattando per mantenere un’immagine che non concede sconti? E soprattutto, quanto ti senti solo lassù, nel tuo piccolo paradiso impeccabile e senza gioia?
Qual è la paranoia più assurda che ti sei creato per sentirti "perfetto"? O sei troppo arrogante per ammettere di averne una?
Guarda il profilo Psy della Perfezione tratteggiato dal doc Domenico de Berardis

Scegliere per non soccombere. Spesso confondiamo la selettività con la chiusura, con il pregiudizio o, peggio, con l'arroganza. Ma se vi dicessi che saper essere selettivi è, in realtà, l'unico modo per preservare la propria salute mentale? Nel profilo Psy di Psycosí con il doc Domenico De Berardis, esploriamo il confine sottile tra il "muro" (che isola) e il "filtro" (che protegge). Essere selettivi non significa respingere il mondo, ma imparare a distinguere ciò che ci nutre da ciò che ci logora. La vera selettività è un'abilità di sopravvivenza psicologica. Selezione Personale: non è narcisismo, è conoscere i propri limiti per evitare il collasso emotivo. Selezione Sociale: non è isolamento, è la capacità di scegliere ambienti e relazioni che risuonano con il nostro equilibrio, lasciando fuori le dinamiche tossiche.Chi non seleziona subisce. La selettività sana è un atto di libertà che permette alla nostra "architettura psichica" di restare integra anche sotto pressione. La patologia spesso nasce dove non c'è filtro. Chi accoglie tutto indiscriminatamente finisce per smarrire se stesso. La selettività sana è la capacità del Sé di dire 'no' per poter dire un 'sì' autentico a ciò che conta davvero." In un mondo che ci impone di essere ovunque, di dire sempre di sì e di essere iper-connessi, riscoprire il valore della selettività significa riscoprire il valore di noi stessi. La selettività non è un atto di esclusione verso l'altro, ma un atto di amore verso la propria stabilità.

Tra appartenenza e catene...C'è un contrasto tra l'idea romantica (e spesso pericolosa) del "sentirsi parte di qualcuno" e la deriva del controllo totale. Nella seconda parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Beradis entriamo nel cuore pulsante — e spesso oscuro — del presente. Esiste un confine sottile, quasi invisibile, tra il dire 'tu mi appartieni' come atto d'amore e il dirlo come atto di proprietà. Ecco qual è la metamorfosi della gelosia: quando smette di essere quel pizzicore che ci fa sentire scelti e protetti (nel sano senso di appartenenza) e diventa patologia. Qual è il momento esatto in cui il desiderio di 'custodire' l'altro si trasforma nel bisogno di 'recluderlo'? In questa seconda parte dell'intervista, analizzeremo i profili psicologici di chi ama con il cuore aperto e di chi, invece, ama con il pugno chiuso. Perché la differenza tra un porto sicuro e una prigione sta tutta nel modo in cui gestiamo la nostra paura di perdere ciò che consideriamo 'nostro'. Possiamo davvero dire di appartenere a qualcuno se non siamo liberi, in ogni momento, di andarcene? O l'appartenenza senza libertà è solo un altro nome per il sequestro emotivo?

Gelosia (parte 1)

La gelosia è un sentimento che tutti pensiamo di conoscere, ma quando smette di essere "pepe" nella relazione e diventa un soffocante delirio di controllo? Nella prima delle due interviste di Psycosí al doc Domenico de Berardis abbiamo esplorato i labirinti della mente gelosa: gelosia "normale" o ossessiva, quel confine sottile tra protezione e possesso. Perché il controllo è l'illusione che distrugge ciò che vorrebbe salvare? Esiste una biochimica della gelosia? E quali sono i segnali d'allarme che indicano lo scivolamento verso una dimensione psicotica o ossessiva? Quali sono le radici profonde dell'insicurezza e come la psichiatria moderna inquadra i disturbi della sfera affettiva? La gelosia può diventare una trappola quando il sospetto diventa un'ossessione che logora chi la prova e chi la subisce. La gelosia non è una prova d'amore, ma una sfida contro un fantasma... "Se mi ami, perché mi controlli?"

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