La dittatura della quiete: perché abbiamo smesso di desiderare? Esiste una stanchezza che non si cura con il sonno. È quella sensazione di essere finiti in una quiete stagnante: una palude fatta di impegni, scadenze e algoritmi che decidono per noi cosa guardare, cosa comprare e, alla fine, cosa sognare. Ci hanno venduto la stabilità come il traguardo massimo, ma per molti è diventata una prigione silenziosa. Il profilo Psy di @psycosí è dedicato al Desiderio.. James Hillman, ne Il codice dell’anima, scriveva che ognuno di noi nasce con una vocazione, un Daimon — quel "compagno invisibile" che custodisce il nostro disegno vitale. Il desiderio non è un capriccio infantile o un lusso per chi ha tempo da perdere; è il segnale che il Daimon è ancora vivo. Ma cosa succede quando smettiamo di ascoltarlo? Lo ha spiegato il doc @domenico de beradis.. "stare tranquilli" non è la soluzione, rischiamo di non accorgerci che quella tranquillità è acqua che ristagna. Eccolo il paradosso del desiderio.. In un mondo che ci vuole performanti e prevedibili, desiderare qualcosa di "fuori tracciato" è un atto di ribellione. Il desiderio è scomodo. Agita le acque. Ci costringe a fare i conti con chi siamo davvero, oltre il ruolo che ricopriamo in ufficio o in famiglia. Il profilo Psy del Desiderio nasce per questo: per smuovere il fondo della palude. Per ricordare che il destino non è qualcosa che subiamo, ma qualcosa che chiamiamo a gran voce ogni volta che abbiamo il coraggio di voler essere altro da ciò che "dovremmo" essere. E tu? Preferisci una calma che soffoca o una tempesta che ti riporta a casa?