Per l’ultima puntata di questa stagione di Psycosí, abbiamo deciso di dare un vero pugno allo stomaco, senza filtri. Perché dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente e leggere un dato incontrovertibile: la solitudine, oggi, miete più vittime di quanto osiamo ammettere. Non è una passeggera sensazione di malinconia, ma un’emergenza silenziosa che si alimenta di un doppio, drammatico cortocircuito: Da un lato, la vergogna: il terrore di ammettere di essere soli, che ci spinge a nasconderci e a isolarci ancora di più. Dall’altro, la mancanza di empatia: un’incapacità diffusa di comunicare davvero e di accorgerci del silenzio di chi ci cammina a fianco. Ma dopo il pugno allo stomaco, arriva il momento di andare avanti e ricostruire. Se rompiamo questo tabù e impariamo a parlarne in modo chiaro, la solitudine smette di essere una condanna. Può diventare, invece, un'incredibile opportunità per ascoltarsi nel profondo e gettare le basi per relazioni più sane, forti e autentiche. Per chiudere questa stagione con la puntata più importante e necessaria, non potevamo scegliere tema diverso. Ne parliamo mercoledì nell'intervista con il grande doc Domenico De Berardis. Un dialogo forte, che scuote le coscienze ma che ci mostra la strada per ritrovare gli altri. Vogliamo parlarne insieme già da ora: vi è mai capitato di sentirvi invisibili in mezzo alla folla? Cosa vi ha frenato dal chiedere aiuto? Vi leggiamo nei commenti. Ci vediamo mercoledì per l'ultimo, straordinario appuntamento di questa stagione. Prepariamoci a riflettere davvero.
L'inganno dell'apparire: perché quello che dimostri agli altri non è autostima.
Quello che dimostri agli altri non ha niente a che vedere con la tua autostima.
Viviamo nell'inganno che mostrarsi sicuri di sé sul palcoscenico della vita equivalga ad avere una solida struttura interna. Ma la psicologia ci insegna l'esatto contrario: la performance non è amore di sé.
Per capire questo paradosso, basta guardare a due giganti come Diego Armando Maradona e Marilyn Monroe.
Il loro Self-Concept era elevatissimo: erano pienamente consapevoli del proprio potenziale immenso, sapevano di essere unici, dei geni assoluti nel calcio e nel cinema. Ma la loro Autostima era fragilissima, un castello di carte che dipendeva costantemente dallo sguardo, dall'approvazione e dal boato del pubblico. Quando le luci si spegnevano, quella dipendenza dagli altri rivelava il vuoto.
Nell'intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis facciamo chiarezza su tre concetti troppo spesso confusi:
Consapevolezza: Guardare in faccia la propria realtà, senza sconti.
Self-Concept: La lucida cognizione del proprio potenziale e di ciò che si è capaci di fare.
Autostima: Il valore profondo che dai a te stesso, che non ha bisogno di pubblico, di applausi o di dimostrare nulla a nessuno. Se dipende dagli altri, non è autostima. È solo un bisogno di approvazione.
C'è, dunque, un grande malinteso che devi smettere di rincorrere: quello che dimostri all'esterno non ha nulla a che fare con la tua autostima. Se hai bisogno del consenso altrui per sentirti valido, stai solo recitando una parte.
In questa puntata smontiamo questo inganno. Capiremo la differenza profonda tra consapevolezza, potenziale e vero valore personale. Perché l'autostima, quella vera, inizia solo quando smetti di dipendere dagli altri.
Sei quello che vivi: come le esperienze espandono la nostra intelligenza.
Abbiamo sempre pensato che l'intelligenza fosse una dotazione di base, un po' come l'altezza o il colore degli occhi.
Ma se ti dicessi che la tua intelligenza è un "cantiere in corso", e che il capo cantiere sei tu, attraverso quello che vivi ogni giorno?
Nella nuova puntata di PSYCOSÍ, il doc Domenico De Berardis mette in discussione la visione rigida delle "intelligenze multiple", proponendo una visione integrata: le nostre attitudini non sono isole, ma mondi che possono comunicare e potenziarsi. Compatibilità, non isolamento: Perché le diverse forme di intelligenza (logica, emotiva, creativa) non sono in competizione, ma sono i mattoni di un unico sistema che lavora in sinergia. L'esperienza come acceleratore: Il doc De Berardis spiega come non esista crescita intellettiva senza "sporcarsi le mani" con la realtà. Le esperienze di vita non sono solo ricordi, sono il nutrimento che espande le nostre connessioni mentali. Non è un dono, è un esercizio: Come possiamo allenare la nostra intelligenza? Smettere di cercare scorciatoie e iniziare ad abbracciare le sfide quotidiane. È lì, nel "vissuto", che avviene la vera evoluzione. La fine delle etichette: Smettiamo di chiederci "quanto" siamo intelligenti e iniziamo a chiederci "come" stiamo usando la nostra esperienza per diventare persone più complete. L'intelligenza non è quello che sai, ma come quello che hai vissuto ti ha cambiato. "Ti hanno mai detto che 'sei portato per la logica' o 'sei bravo solo con le emozioni'? Tutte balle! L'intelligenza non è un pacchetto chiuso che ti hanno dato alla nascita. È un muscolo che cresce solo se lo porti a spasso per la vita. PSYCOSÍ ha smontato il mito del QI... è la vita che ci rende più svegli.
Vedere negli altri, conoscere noi stessi: il segreto della proiezione.
Spesso si parla della proiezione come di un "filtro" che distorce la realtà. Ma se fosse, in realtà, il primo passo per capire chi siamo?
In questa intervista di Psycosì il Doc Domenico De Berardis ci spiega perché proiettiamo naturalmente parti di noi sugli altri: non è un difetto, è un tentativo incessante della nostra psiche di conoscersi. Possiamo rendere questo meccanismo un alleato prezioso per vivere relazioni più autentiche e consapevoli.
Siamo soliti pensare alla proiezione come a un ostacolo, qualcosa che ci impedisce di vedere le persone per quello che sono. Ma la proiezione non è "sbagliata": è un meccanismo naturale e profondamente umano. È il modo in cui la nostra mente cerca di dare un senso all'altro e, di riflesso, di comprendere se stessa.
Proiettare è un passaggio essenziale per entrare in relazione con il mondo e per iniziare il nostro processo di individuazione. Quindi si tratta di un meccanismo naturale, pertanto la proiezione non va demonizzata. È una funzione fisiologica della mente che ci permette di "abitare" l'altro e di sondare il terreno relazionale.
Non dobbiamo smettere di proiettare, ma imparare a usare quello che vediamo fuori per costruire una versione più completa di noi stessi.
Guarda qui l'intervista integrale
l paradosso della "relazione tossica": è solo un'etichetta o una realtà clinica?
Seconda parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis sui falsi miti delle relazioni tossiche. Ormai diamo etichette cliniche a qualsiasi incompatibilità caratteriale". Ma attenzione: ridurre la sofferenza relazionale a una semplice "incomprensione" è un errore tanto grave quanto l'uso indiscriminato dell'etichetta "tossica".
Se i falsi miti esistono, è perché la complessità delle dinamiche relazionali viene spesso semplificata per essere digerita dai social media. E se facessimo un po' di chiarezza con un approccio più analitico?
- Il rischio della banalizzazione:
Etichettare ogni conflitto come "tossico" è in effetti un falso mito. Esistono dinamiche disfunzionali, esistono cicli di interazione che generano malessere, ma non ogni crisi è una patologia. Confondere la fisiologica difficoltà di comunicazione con una dinamica tossica impedisce di lavorare sulla reale risoluzione dei problemi.
- Quando la tossicità diventa reale:
D’altro canto, negare l’esistenza di dinamiche tossiche solo perché il termine è abusato è pericoloso. Una dinamica diventa tossica quando:
Manca la reciprocità: Il rapporto è strutturato sul sacrificio unilaterale.
Si instaura il controllo coercitivo: La libertà dell’altro viene sistematicamente limitata.
Si agisce manipolazione: L'altro viene usato come strumento per confermare la propria autostima, anziché come partner.
- Oltre il bianco o nero:
Il falso mito non è l'esistenza della tossicità, ma la sua interpretazione binaria: "Se non è tossico, allora è sano". La realtà si muove su uno spettro. Esistono aree grigie dove risiedono le ferite individuali, i traumi passati e i modelli di attaccamento che portano due persone, anche in buona fede, a incastrarsi in ingranaggi dolorosi.
Non è necessario dividere il mondo tra "relazioni sane" e "relazioni tossiche". È molto più utile chiedersi: "Questa dinamica mi permette di crescere e mantenere la mia individualità, o mi sta lentamente consumando?"
La differenza non la fa l'etichetta, ma la funzione che la relazione ha nella vostra evoluzione personale.
In questa seconda parte vediamo come smontare questi falsi miti senza perdere di vista la reale necessità di proteggere il proprio equilibrio psichico... quindi .."Le relazioni tossiche sono un'invenzione?"
Quanto di ciò che crediamo è vero?
Siamo abituati a romanticizzare il conflitto, a pensare che "chi ama perdona tutto" o che il partner sia una persona da "riparare". Ma cosa dice davvero la scienza al riguardo? PSYCOSÍ approfondisce il tema con due interviste al doc Domenico de Berardis su un argomento che la psicologia popolare ha ridotto ad "alibi e semplificazioni". In questa puntata analizzeremo perché molte delle nostre convinzioni sull'amore sono in realtà ostacoli al nostro benessere.
Il mito della passione: Perché il conflitto costante NON è sinonimo di intensità, ma spesso un segnale di allarme.
La fallacia del "salvatore": Perché cercare di riparare il partner è una dinamica che alimenta la tossicità.
L'arte dei confini: Come smettere di confondere l'auto-tutela con l'egoismo e gestire i sensi di colpa.
Non parleremo di opinioni personali, ma di dinamiche relazionali e teoria dell'attaccamento. Se vi siete mai chiesti perché finiamo sempre negli stessi "incastri" o perché è così difficile dire di no senza sentirsi in colpa, queste puntate sono per voi!
Attiva le notifiche o segui la pagina per non perdere l'uscita. È tempo di fare un po' di chiarezza. Qual è il falso mito sulle relazioni in cui hai creduto più a lungo?
"Quando il politico è nudo"
Bentornati. Nella prima parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis abbiamo analizzato i meccanismi del potere; ora, però, è il momento di togliere il velo alla 'maschera' del politico per osservare ciò che sta dietro: l'uomo, o la donna, alle prese con le proprie fragilità.
Dalla sindrome dell'abbandono elettorale– quella paura paralizzante di perdere il consenso – fino all'ossessione per il 'consenso perduto' o per la mancata elezione, come si trasforma l'ansia in una scelta politica? E soprattutto: siamo davvero sicuri che gli elettori non se ne accorgano?
Spesso, quel malessere che il politico cerca di nascondere dietro una retorica impeccabile, trapela proprio attraverso il linguaggio del corpo, le esitazioni o le decisioni irrazionali. Oggi esploreremo come queste 'psicopatologie del potere' influenzano non solo la salute mentale di chi siede negli scranni, ma anche la percezione – e la fiducia – di chi, da casa, osserva attentamente ogni loro passo.
Continuiamo il nostro viaggio nelle pieghe della politica con il doc de Berardis e vediamo quanto questa 'ansia da prestazione' costante finisce per creare politici che non guidano più il Paese, ma si limitano a inseguire i sondaggi, perdendo così la propria identità politica. Quanto costa, in termini di fiducia, questa debolezza? E come facciamo a distinguere un leader che ha una visione e uno che è semplicemente ostaggio delle proprie nevrosi elettorali?
L'elettore moderno è diventato un esperto di micro-espressioni. Quali sono i segnali rivelatori – quel 'rumore di fondo' psicologico – che fanno capire subito a un cittadino che un politico è in balia delle proprie paure invece che della strategia? Quando un elettore percepisce che un politico è 'nel pallone', quel politico è già morto politicamente? Scopriamolo insieme nella seconda parte di "Psicopatologie del politico"⬇️
Il potere è una cura o una patologia ambientale? Psycosí dedica due interviste con il doc Domenico de Berardis alle Psicopatologie del Politico... ma senza cercare colpevoli!.. analizzando piuttosto i sintomi di un sistema. Esploreremo come alcune dinamiche di potere possano agire da catalizzatori per tratti narcisistici o di distacco emotivo, trasformando chi lo esercita. È la politica ad attirare profili specifici o è la poltrona che 'modella' la mente di chi ci si siede sopra? Analisi di un fenomeno in cui il confine tra ambizione e disfunzione si fa, giorno dopo giorno, sempre più sottile..Vi siete mai chiesti perché certe dinamiche del potere sembrano replicare, quasi per gioco, i meccanismi di alcune alterazioni del comportamento? Entriamo nelle stanze dei bottoni e non per fare diagnosi ma per leggere i segnali: quando l'ossessione per il consenso e il delirio di controllo diventano la norma, qual è il prezzo che paghiamo tutti? La risposta potrebbe non essere in un voto, ma in un profilo psicologico che non ci hanno mai insegnato a leggere.
BASTA DIRE CHE LA SPERANZA È L’ULTIMA A MORIRE.
È ora di smetterla di trattare la speranza come il premio di consolazione di chi non ha un piano B. La speranza non è un’attesa passiva, né un pio desiderio: è un lavoro sporco, faticoso e quotidiano.
È la **follia consapevole** di chi decide di scavare una via d'uscita anche quando il muro sembra insormontabile.
Oggi esce il nuovo profilo Psy di Psycosí è dedicato alla Speranza, ma non aspettatevi arcobaleni o frasi fatte.
Il doc Domenico de Berardis ne ha offerto una visione ben più costruttiva..e alternativa: il cinismo è spesso solo una scorciatoia intellettuale per chi è troppo pigro per provarci. Essere pessimisti è comodo: non richiede sforzo, non espone al fallimento e permette di sentirsi "realisti" restando fermi. La vera speranza, al contrario, è una forma di **intelligenza ribelle**. È la capacità della mente di guardare in faccia il disastro e decidere che non avrà l'ultima parola. Non è l’ingenuità di chi ignora i problemi, ma l’audacia di chi li vede benissimo e sceglie di non farsi dettare l'agenda dalla paura. Esploreremo come trasformare l'illusione in una **strategia d'acciaio** per riprendersi il futuro.
Guardatelo solo se avete il coraggio di essere chiamati folli mentre costruite quello che gli altri dicono sia impossibile. Il profilo è online. E tu, da che parte stai? Sei un cinico comodo o un folle consapevole?
Tra Narcisismo e Autenticità.
La seduzione è un fenomeno che attraversa l'intera esistenza umana, ma raramente viene analizzata sotto la lente della psicopatologia clinica. Spesso la riduciamo a una questione di estetica o di tattica, ignorando che l'atto di sedurre (dal latino *seducere*, condurre a sé) affonda le radici nella struttura stessa della nostra personalità. Il punto di partenza non è l'altro, ma il Sé.
Il Self-Concept, ovvero l'insieme di rappresentazioni che ognuno ha di se stesso, funge da regista nelle dinamiche di attrazione. Un individuo con un concetto di sé frammentato cercherà nella seduzione una conferma del proprio valore. Al contrario, una consapevolezza solida permette una seduzione basata sullo scambio e non sul bisogno..La Seduzione, in sostanza, è un sintomo.
Nel profilo Psy tratteggiato dal doc Domenico De Berardis, esploriamo il confine tra il corteggiamento sano e la seduzione patologica. Quest'ultima è spesso un tratto distintivo di alcuni disturbi di personalità, come quello Narcisistico o Istrionico. In questi casi, la seduzione non serve a creare un legame, ma a stabilire un potere o a colmare un vuoto interiore attraverso la conquista dell'altro.
Comprendere i meccanismi della seduzione significa anche imparare a riconoscere i segnali d'allarme:
Analizzare la psicologia della seduzione è un atto di consapevolezza necessario per proteggere il proprio equilibrio psichico.
L’Arroganza della Perfezione: Un Piedistallo fatto di Paranoie
Diciamocelo senza filtri, la ricerca della perfezione non è un pregio da inserire nel curriculum, è un delirio di onnipotenza. È l’arroganza di chi crede di poter sconfiggere il caos, di essere l’unico pezzo di puzzle "giusto" in un mondo di scarabocchi.
Ma la verità è che questa superiorità è un castello di carte tenuto in piedi dalla paranoia più becera.
Ecco il manuale della tua follia quotidiana:
- Il Controllo Ossessivo: Non è "attenzione al dettaglio", è la paura malata che se molli la presa per un secondo, tutto crollerà. Ti senti il perno del mondo, ma sei solo lo schiavo di un elenco di cose da fare.
- La Paranoia del Giudizio: Vivi nel terrore che gli altri abbiano i raggi X. Sei convinto che la gente non veda te, ma solo quella piccola, insignificante sbavatura che hai cercato di coprire...Ah,ti spoilero una cosa: agli altri non importa nulla, ma la tua arroganza ti fa credere di essere sempre al centro dei loro pensieri.
- Il Confronto Tossico: Guardi gli altri non per imparare, ma per spiarne le crepe. Ti serve il fallimento altrui per giustificare la tua fatica disumana. Se l'altro sbaglia, tu respiri. Se l'altro brilla, tu entri in panico da prestazione.
- L’arroganza del perfezionista è questa: sentirsi un dio mentre si vive da prigioniero. Ti sei costruito un piedistallo altissimo, ma è così stretto che non puoi nemmeno girarti senza aver paura di cadere.
Quanta vita stai barattando per mantenere un’immagine che non concede sconti? E soprattutto, quanto ti senti solo lassù, nel tuo piccolo paradiso impeccabile e senza gioia?
Qual è la paranoia più assurda che ti sei creato per sentirti "perfetto"? O sei troppo arrogante per ammettere di averne una?
Guarda il profilo Psy della Perfezione tratteggiato dal doc Domenico de Berardis
Scegliere per non soccombere. Spesso confondiamo la selettività con la chiusura, con il pregiudizio o, peggio, con l'arroganza. Ma se vi dicessi che saper essere selettivi è, in realtà, l'unico modo per preservare la propria salute mentale? Nel profilo Psy di Psycosí con il doc Domenico De Berardis, esploriamo il confine sottile tra il "muro" (che isola) e il "filtro" (che protegge). Essere selettivi non significa respingere il mondo, ma imparare a distinguere ciò che ci nutre da ciò che ci logora. La vera selettività è un'abilità di sopravvivenza psicologica. Selezione Personale: non è narcisismo, è conoscere i propri limiti per evitare il collasso emotivo. Selezione Sociale: non è isolamento, è la capacità di scegliere ambienti e relazioni che risuonano con il nostro equilibrio, lasciando fuori le dinamiche tossiche.Chi non seleziona subisce. La selettività sana è un atto di libertà che permette alla nostra "architettura psichica" di restare integra anche sotto pressione. La patologia spesso nasce dove non c'è filtro. Chi accoglie tutto indiscriminatamente finisce per smarrire se stesso. La selettività sana è la capacità del Sé di dire 'no' per poter dire un 'sì' autentico a ciò che conta davvero." In un mondo che ci impone di essere ovunque, di dire sempre di sì e di essere iper-connessi, riscoprire il valore della selettività significa riscoprire il valore di noi stessi. La selettività non è un atto di esclusione verso l'altro, ma un atto di amore verso la propria stabilità.
Tra appartenenza e catene...C'è un contrasto tra l'idea romantica (e spesso pericolosa) del "sentirsi parte di qualcuno" e la deriva del controllo totale. Nella seconda parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Beradis entriamo nel cuore pulsante — e spesso oscuro — del presente. Esiste un confine sottile, quasi invisibile, tra il dire 'tu mi appartieni' come atto d'amore e il dirlo come atto di proprietà. Ecco qual è la metamorfosi della gelosia: quando smette di essere quel pizzicore che ci fa sentire scelti e protetti (nel sano senso di appartenenza) e diventa patologia. Qual è il momento esatto in cui il desiderio di 'custodire' l'altro si trasforma nel bisogno di 'recluderlo'? In questa seconda parte dell'intervista, analizzeremo i profili psicologici di chi ama con il cuore aperto e di chi, invece, ama con il pugno chiuso. Perché la differenza tra un porto sicuro e una prigione sta tutta nel modo in cui gestiamo la nostra paura di perdere ciò che consideriamo 'nostro'. Possiamo davvero dire di appartenere a qualcuno se non siamo liberi, in ogni momento, di andarcene? O l'appartenenza senza libertà è solo un altro nome per il sequestro emotivo?
La gelosia è un sentimento che tutti pensiamo di conoscere, ma quando smette di essere "pepe" nella relazione e diventa un soffocante delirio di controllo? Nella prima delle due interviste di Psycosí al doc Domenico de Berardis abbiamo esplorato i labirinti della mente gelosa: gelosia "normale" o ossessiva, quel confine sottile tra protezione e possesso. Perché il controllo è l'illusione che distrugge ciò che vorrebbe salvare? Esiste una biochimica della gelosia? E quali sono i segnali d'allarme che indicano lo scivolamento verso una dimensione psicotica o ossessiva? Quali sono le radici profonde dell'insicurezza e come la psichiatria moderna inquadra i disturbi della sfera affettiva? La gelosia può diventare una trappola quando il sospetto diventa un'ossessione che logora chi la prova e chi la subisce. La gelosia non è una prova d'amore, ma una sfida contro un fantasma... "Se mi ami, perché mi controlli?"
E se il tuo orologio fosse il tuo peggior allucinogeno? Il Tempo non è una costante fisica, ma una variabile psichica: la nostra mente non "legge" il tempo, lo crea. @psycosi ha chiesto al doc Domenico de Berardis di tratteggiare il profilo Psy del Tempo. Una discesa nei meccanismi della nostra mente, dove la percezione può trasformarsi in psicosi e i secondi possono diventare elastici. Perché il tempo corre quando amiamo e si ferma quando soffriamo? Non è magia, è la struttura della nostra psiche che modella la realtà. Oggi scopriamo il lato oscuro e affascinante della cronopsicologia. Il tempo non passa: tu lo abiti.
Dove siamo arrivati davvero? È l''era del sesso senza desiderio, la cronaca di una psicosi collettiva. Abbiamo app per trovarlo, tutorial per migliorarlo e filtri per renderlo perfetto. Eppure, non siamo mai stati così distanti. Siamo arrivati al punto in cui sappiamo tutto della tecnica, ma abbiamo paura del contatto. Siamo diventati spettatori della nostra stessa intimità, intrappolati tra il mito della performance e l'anestesia dello stress. Nell' intervista di Psycosí al doc Domenico De Berardis, siamo andati oltre i tabù per rispondere alla domanda che nessuno ha il coraggio di farsi: perché, nonostante tutte le libertà, abbiamo smesso di sentirci liberi a letto? Saremo sicuramente più informati ma, altrettanto sicuramente, meno connessi. Abbiamo trasformato il piacere in un compito a casa. Abbiamo confuso l'eccitazione con la validazione dell'ego. Abbiamo dimenticato che il desiderio non è un interruttore, ma un ecosistema. Con il doc Domenico De Berardis abbiamo analizzato la deriva della sessualità moderna. Dall'impatto della pornografia sulla nostra percezione del corpo, fino alla difficoltà cronica di "lasciarsi andare" in un mondo che ci chiede di avere sempre tutto sotto controllo. Non è solo un'intervista sul sesso. È un'intervista su come stiamo oggi, come esseri umani. Preparatevi a mettere in discussione tutto quello che pensavate di sapere sul piacere.
Dimmi come baci e ti dirò chi sei. Il bacio non è mai "solo" un bacio. È un microscopio puntato sulla nostra anima e sulle nostre dinamiche relazionali. Psicologicamente è il momento in cui abbassiamo le difese e permettiamo all' altro di entrare nel nostro spazio più intimo. In pochi secondi il nostro cervello elabora una quantità enorme di informazioni: attaccamento, empatia, dominanza e sottomissione. Secondo la "filematologia" - la scienza del bacio - durante questo atto scambiamo dopamina, ossitocina e serotonina..un vero e proprio check-up biochimico della compatibilità di coppia. Psycosí ne ha fatto un profilo psicologico, analizzato perfettamente dal doc Domenico de Berardis...un viaggio tra verità che spesso non abbiamo il coraggio di dire a voce...
Perché il fascino di chi scappa è così magnetico? Nella prima parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis sulla Personalità Evitante, abbiamo visto l’armatura. Stavolta scendiamo nel profondo e analizziamo il confine sottile tra l'indipendenza e la paura dell'intimità. Scopriamo perché l'attrazione verso una personalità evitante può diventare un labirinto. Come distinguere il vero fascino dalla strategia di difesa? Perché restiamo intrappolati nell'attesa di un segnale? C’è una differenza enorme tra chi è autonomo e chi usa l’autonomia per proteggersi dall'amore. È l' evitante che mette in atto tossiche dinamiche di ghosting o ..al contrario, è possibile costruire un ponte verso chi teme il legame? Lo scoprirete se guardate l' intervista.. personalità evitante parte 2
Volevi esserci, ma hai inventato una scusa..di nuovo. Diciamocelo chiaramente: non è "essere introversi" e non è "amare la propria solitudine". È paura. Si chiama Disturbo Evitante di Personalità, ma per chi lo vive è un sabotaggio costante. È quella voce che ti sussurra che non sei mai "abbastanza", che gli altri ti giudicheranno e che l’unico modo per non fallire è... non presentarsi affatto. Il paradosso? Più scappi dagli altri per proteggerti, più ti condanni a una solitudine che non hai scelto. Nella prima parte dell' intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis sulla personalità evitante, smontiamo la maschera della timidezza. Perché preferisci restare a casa anche quando muori dalla voglia di uscire?Come il timore di un "no" finisce per bloccare la tua intera vita? L'evitamento è una protezione o una prigione? Non è un'intervista sulla timidezza. È un'analisi su come smettere di nascondersi dietro un guscio che ti sta stretto. Smettiamola di chiamarla "riservatezza". Parliamo della realtà. Hai mai rinunciato a un'opportunità solo per paura di essere giudicato? L' evitante non vuole stare solo, vuole essere accettato, ma ha così paura di fallire che preferisce non esistere..
La dittatura della quiete: perché abbiamo smesso di desiderare? Esiste una stanchezza che non si cura con il sonno. È quella sensazione di essere finiti in una quiete stagnante: una palude fatta di impegni, scadenze e algoritmi che decidono per noi cosa guardare, cosa comprare e, alla fine, cosa sognare. Ci hanno venduto la stabilità come il traguardo massimo, ma per molti è diventata una prigione silenziosa. Il profilo Psy di @psycosí è dedicato al Desiderio.. James Hillman, ne Il codice dell’anima, scriveva che ognuno di noi nasce con una vocazione, un Daimon — quel "compagno invisibile" che custodisce il nostro disegno vitale. Il desiderio non è un capriccio infantile o un lusso per chi ha tempo da perdere; è il segnale che il Daimon è ancora vivo. Ma cosa succede quando smettiamo di ascoltarlo? Lo ha spiegato il doc @domenico de beradis.. "stare tranquilli" non è la soluzione, rischiamo di non accorgerci che quella tranquillità è acqua che ristagna. Eccolo il paradosso del desiderio.. In un mondo che ci vuole performanti e prevedibili, desiderare qualcosa di "fuori tracciato" è un atto di ribellione. Il desiderio è scomodo. Agita le acque. Ci costringe a fare i conti con chi siamo davvero, oltre il ruolo che ricopriamo in ufficio o in famiglia. Il profilo Psy del Desiderio nasce per questo: per smuovere il fondo della palude. Per ricordare che il destino non è qualcosa che subiamo, ma qualcosa che chiamiamo a gran voce ogni volta che abbiamo il coraggio di voler essere altro da ciò che "dovremmo" essere. E tu? Preferisci una calma che soffoca o una tempesta che ti riporta a casa?
Dimenticate il mito degli opposti che si attraggono. La scienza ci dice l'esatto contrario: siamo dei "narcisisti biologici". Si chiama Accoppiamento Associativo ed è la tendenza a scegliere partner che sono lo specchio di noi stessi: stesso reddito, stessa laurea, stessa bolla sociale. Con l'intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis abbiamo smontato il romanticismo da film per guardare in faccia la realtà: l'amore moderno sta diventando il più grande acceleratore di disuguaglianza del secolo. Stiamo scegliendo l'anima gemella o stiamo solo ottimizzando un investimento? Il tuo prossimo appuntamento è un colloquio di lavoro? Probabilmente sì, ma non lo sai. L’accoppiamento associativo è l’algoritmo invisibile che ti spinge a cercare qualcuno con il tuo stesso identico background.. insomma..abbiamo sempre pensato che il cuore non seguisse regole e invece siamo parecchio prevedibili: cerchiamo chi ci somiglia per proteggere il nostro status... Avvisati: non guarderete più il vostro partner con gli stessi occhi !
Chimica o Scelta? Il confine sottile tra corpo e cuore. Cosa succede quando l’attrazione fisica incontra il sentimento? È possibile che l'una escluda l'altro, o sono due facce della stessa medaglia? Mi piace o lo amo? Quante volte ci siamo posti questa domanda? Spesso confondiamo il fuoco dell'attrazione con la stabilità del sentimento, o viceversa, temiamo che la mancanza di uno annulli l'altro. L'intervista di Psycosí al doc Domenico de Berardis ci accompagna in un viaggio dentro i meccanismi della mente e delle emozioni. Abbiamo esplorato la differenza biologica tra desiderio e innamoramento. Perché a volte siamo attratti da chi non "sentiamo" vicino? Come integrare queste due spinte per costruire relazioni sane... perché "l' attrazione accende la miccia, ma è il sentimento che tiene acceso il fuoco" Un’analisi lucida che ci aiuta a capire meglio chi amiamo e perché. Cosa imparerai da questa intervista? Come gestire il "corto circuito" emotivo. Il ruolo della mente nel desiderio. Non perderti questo approfondimento e iscriviti al canale YouTube di Psycosí
Ma sul serio gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere ? Esistono differenze biologiche strutturali nel nostro modo di pensare o è tutto frutto dell'educazione e dell'ambiente ? Cervello maschile e cervello femminile parlano davvero lingue diverse ? Dalla gestione dello stress alla memoria emotiva, il cervello maschile e quello femminile presentano sfumature affascinanti e spesso incomprese. Psycosí insieme al doc Domenico De Berardis ha esplorato la complessa architettura di queste dinamiche. Siamo andati oltre i cliché per capire come la biologia influenza (o meno) le nostre emozioni, il linguaggio e il comportamento. Dalla gestione dello stress alla memoria emotiva, il cervello maschile e quello femminile presentano sfumature affascinanti e spesso incomprese. Quindi..cosa succede 'sotto il cofano ? E come la diversità cerebrale può diventare un punto di forza nelle relazioni di ogni giorno? ..tutte le risposte nell' intervista di Psycosí !
È lei. La corteccia prefrontale, quella parte del cervello che si trova proprio dietro la nostra fronte è il motore delle nostre...funzioni esecutive,il centro di comando. È sempre lei che ci permette di controllare gli impulsi e raggiungere i nostri obiettivi. Ho chiesto al doc Domenico de Berardis i profili Psy di concetti astratti come il tempo, il bacio, il desiderio, la speranza, la seduzione, la selettività, la perfezione. Ecco, tutti diventano funzioni concrete esattamente grazie alla corteccia prefrontale. Ma per non sbagliare..o il meno possibile bisogna tenerla in forma! Come? Ce lo dice il doc! Ah! Li vedrete tutti qui e molto presto!
Guarda! Guarda che? Guarda che se guardi sempre con gli stessi occhi non ti accorgi più di niente! Non vedi più niente, dai tutto per scontato e non ti sorprendi più... che brutta cosa! E allora? Allora il regalo di Psycosí è appunto uno sguardo diverso, da un altro punto di vista. Quello di Maarten Van Aalderen, collega giornalista, corrispondente in Italia per un grande quotidiano, il De Telegraaf ( il principale e più antico quotidiano dei Paesi Bassi, fondato nel 1893 ad Amsterdam). Per sei volte presidente della Stampa Estera e autore di due libri sul nostro Bel Paese: "Talenti d'Italia", venti interviste ad altrettante giovani eccellenze emergenti e "Il bello dell' Italia", dove Maarten ha lasciato raccontare l' Italia a venticinque giornalisti stranieri, tutti corrispondenti per le rispettive testate estere..E si sa come sono gli olandesi, oltre ai tulipani i mulini a vento e gli zoccoli, c'è molto di più. Onesti, diretti, a tratti severi ma estremamente aperti e flessibili. Quando ho proposto a Maarten Van Aalderen l' intervista, ha subito accolto l' idea. Sconfessare i luoghi comuni e aprire un nuovo punto di vista. Lo ringrazio, col cuore di un' Italiana che ama scoprire il bello per continuare ad incantarsi anche dove "sembra" che non ci sia più niente da vedere!
Il momento perfetto, quello dell' allineamento dei pianeti maggiori, quello del point break.. ecco sì, solo quando arriva quell' istante immacolato.. allora agisco... E allora stai fresco!..te lo dico col cuore.. guarda che questa visione manicheistica non ti porterà molto lontano, semmai il contrario! Procrastination is the thief of time...La procrastinazione è il ladro del tempo. Che siano cause esterne, come compiti spiacevoli, o interne, come una corteccia prefrontale non ancora ben sviluppata... rimandare porta solo stress, sfiducia, demotivazione e ingigantimento... Che fare allora? Ad esempio, ascoltare i saggi consigli del doc Domenico de Berardis nell' intervista di Psycosí!
Smettila di pensare e radicati nel presente, nel qui ed ora! Perché questa è l' unica realtà esistente. L' overthinking, il rimuginare sul passato o su preoccupazioni per il futuro, non portano a nulla...se non creare problemi quasi inutili, con il rischio di ingigantire situazioni spesso molto meno preoccupanti di quanto vogliamo convincerci! C'è una frase molto significativa, molto semplice e molto efficace, che dice: " Se c'è soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?" Nel primo caso è sufficiente agire, nel secondo caso...fare altro... Di overthinking ne abbiamo parlato con il doc Domenico de Berardis e ne sono uscite di soluzioni!
L' aggressività è una caratteristica del nostro tempo.. la definizione esatta e comprensiva di ogni suo aspetto la si deve a due autori, Baron e Richardson, che nel 1994 così la individuarono: "un atto intenzionale volto a causare dolore o danno a un'altra persona, in particolare nel contesto della psicologia sociale." La loro definizione si focalizza sull'intenzionalità del comportamento e sull'evitamento di tale trattamento da parte della vittima. Ne abbiamo parlato con il doc Domenico de Berardis..alla luce dei nostri tempi, nelle sue conseguenze, e come riuscire a riconoscere quella "buona" da quella "cattiva"..fermarsi e, semmai, canalizzarla in azioni più edificanti e costruttive..
Allora? Dove andiamo? Al mare o in montagna?La scelta non è così ovvia, molto dipende da cosa cerchiamo per rigenerare corpo e mente e dallo stato d'animo che ci guida...ma, qualunque essa sia, la destinazione parte sempre da un' aspettativa che descrive la nostra indole. Entrambe offrono infatti vantaggi unici che possono aiutare a recuperare equilibrio e buonumore e, magari, sorprenderci davanti alla maestosità di un paesaggio montano o dal mare in burrasca in pieno inverno...Fare nuove esperienze, anche solo per poche ore, spesso è un ottimo modo per regalarci stimoli positivi e occasioni per ricaricare corpo e mente... come ci spiega il doc Domenico de Berardis
"Solo io ti capisco veramente” ..“Non sarai mai felice senza di me”.. “Sei tu il problema, non io” ..“Te lo sei immaginato".."Sei fortunato/a ad avermi”..“Mi fai arrabbiare, è colpa tua se reagisco così” Se sentite spesso queste frasi da chi vi è vicino, beh..molto probabilmente avete a che fare con un narcisista... che con le parole manipola le sue relazioni. Dipendenza emotiva, svalutazione, controllo e tanta, troppa, confusione. Il narcisismo, seppur innato e normale se coincide con l' equilibrio dell' amor proprio, può trasformarsi in una trappola infernale dalla quale diventa difficile uscire...a meno che non ascoltiate i consigli del doc Domenico De Berardis nella seconda parte dell' intervista sul narcisismo.